
Nuova versione dello spettacolo dedicato al burattino collodiano
di Simona Maria Frigerio
Già da un paio d’anni Debora Mattiello, attrice dalla voce e dalle capacità artistiche poliedriche, lavora a questo spettacolo – e noi abbiamo potuto vedere entrambe le versioni, seguendone la carriera da vicino.
Il progetto nasceva come Il falegname di favole, evocando mondi anche altri rispetto a quello collodiano. Aveva una scenografia, ideata da Mattiello, semplicemente sbalorditiva. Un tavolo che diventava barca, balena, palco per le marionette e che veleggiava con fantasia e continue invenzioni di teatro di figura – quale il teatro delle ombre. Le musiche avevano la spudorata carica anarchica di Goran Bregović. La tematica principale era l’ecologismo, ma non per compiacere il greenwashing a cui deve inchinarsi ogni artista e azienda europei, bensì con una motivazione precisa: un burattino è fatto di legno e il legno viene dagli alberi e, nello spettacolo, la carica ‘green’ era declinata con azioni e oggetti (ivi compresa la plastica) che la rendevano segno pregnante .
Mattiello era riuscita da sola, con la sua creatività dirompente e la sua lunga esperienza sul palco in Italia ma, soprattutto, all’estero (dove ha lavorato per ben sette anni con натолий Александрович Васильев, ossia il grande Vasil’ev), a scrostare la favola nera, che Collodi aveva già dovuto edulcorare per il suo pubblico, ed era vetusta persino ai tempi di Comencini, con quel provinciale “Babbo, babbino” che sa di muffa come il suo messaggio di totale e incondizionata obbedienza – che, in tempi di ReArm Europe, rimanda ai tristi slogan del Ventennio (credere, obbedire, combattere). E tacciamo sulla incongruenza di quella visione dell’infanzia a fronte delle attuali campagne pubblicitarie contro gli stereotipi di genere – perché educare è liberare e non costringere.
Certamente il lavoro di Mattiello aveva bisogno di un occhio esterno che, con delicatezza, smussasse qualche eccesso dell’esuberante drammaturga, scenografa, interprete e regista di se stessa. Ma questo è quanto: piccoli ritocchi di cesello su un impianto finito da proporre non solamente al pubblico toscano o italiano, ma internazionale, vista la multimedialità e la molteplicità dei significanti scenici che Debora era riuscita a ideare con la sua esuberante vena creativa.
Detto questo, oggi vediamo una seconda versione, firmata sia a livello di co-drammaturgia sia di regia da Tonio De Nitto con musiche di Paolo Coletta. Di quello spettacolo non resta che Mattiello e, sinceramente, nonostante l’ottimo disegno luci e un finale altamente poetico, non vi è paragone con la prima versione.
Il primo motivo per cui questo Geppetto è distante anni luce dal Falegname di favole è l’originalità della scenografia ideata da Mattiello, che era stata capace di creare un tavolo che si trasformava in un teatro/mondo di strehleriana memoria e, qui, è un semplice tavolo da falegname del secolo scorso che, a parte quando si accendono le luci sul teatro dei ‘burattini’ e quando compare la figura di Pinocchio impiccato, realizzata con una vaga idea di teatro delle ombre, per il resto tale resta. Non solo. I rimandi a Cascina, ai mobilifici che non esistono più, eccetera, rendono l’intero discorso estremamente provinciale e datato: i mobilifici sono scomparsi nel corso dei primi anni 2000, non solamente da Cascina ma anche dalla florida Brianza, e l’Italia se ancora nel 2004 era al primo posto nelle esportazioni di mobili nel mondo, già a partire dal 2007, era scesa in terza posizione – dopo Cina e Germania; da quel momento in avanti è stata una débacle completa che si è consumata velocemente. Mentre Il falegname di favole (e ci piace chiamarlo con il titolo che aveva scelto la stessa Mattiello) era ancorato al presente: legno, plastica e ogni materiale in scena aveva una valenza di denuncia attuale; qui siamo tornati ai tempi che furono… relegando la fame e la povertà a quella di un povero falegname senza lavoro (ma, allora, perché non fare di Geppetto un povero migrante o un poverissimo abitante di Gaza: magari il pubblico adulto, ma anche quello delle elementari, lo avrebbe sentito più vicino a sé).
Il secondo motivo è la qualità del testo. Laddove lo spettacolo precedente era frizzante, innovativo, caleidoscopico, meno legato a filoni buonisti un po’ triti, consolidatisi con una reinterpretazione di Pinocchio sempre più vetera e di maniera fin dalla versione televisiva con Nino Manfredi e Gina Lollobrigida, per la regia di Luigi Comencini; questo vecchio Geppetto è triste, noioso, piagnucoloso. A sprazzi Mattiello cerca di ravvivare un teatro narrativo (avrebbe fatto meglio il regista a chiederle di sedersi in proscenio a leggere direttamente il romanzo), interpretando un Lucignolo combattivo da ragazzo della via Pál e un Mangiafuoco russo (Mattiello padroneggia la lingua russa) che, come tutti i russi, dopo aver brontolato un po’ mostra la sua grande anima e il suo buon cuore.
Terzo e ultimo motivo, alcuni passaggi (soprattutto quello a tre, con il gatto, la volpe e Pinocchio) non funzionano – le voci si confondono e i personaggi si sovrappongono in quello che pare più uno sketch per rompere la monotonia del ritmo che una scena studiata per rendere l’avidità e la furfanteria umana (passaggio, tra l’altro, che si ripete due volte ma che Mattiello ci ha informati di voler condensare in uno solo). La scena del grillo, poi, è insopportabile, con una canzoncina insipiente e un finale che farebbe venire voglia di salire sul palco e dare una mano a Mattiello per chiudere, per sempre, la bocca dell’insetto a martellate (il che non è molto ecologista ed è anche un messaggio violento che occorrerebbe evitare nel teatro per bambini).
Nel complesso, quindi, un Pinocchio troppo simile a tanti altri che sono stati proposti in passato, che non riesce a riscattarsi nemmeno grazie alle doti recitative e mimiche di Mattiello e che fa rimpiangere Il falegname di favole.
Lo spettacolo è andato in scena:
La Città del Teatro
via Tosco Romagnola 656 – Cascina (PI)
domenica, 16 marzo 2025, ore 17.00
Geppetto
da Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi
drammaturgia Tonio De Nitto e Debora Mattiello
regia Tonio De Nitto
con Debora Mattiello
musiche Paolo Coletta
luci Cristina Fresia
costumi Lapi Lou
marionetta Roberta Bianchini
foto Francesco Mattiello
con il patrocinio della Fondazione Nazionale Carlo Collodi
venerdì, 28 marzo 2025
In copertina: Foto gentilmente fornita dall’Ufficio stampa della Città del Teatro